Chirurgia protesica

Per chirurgia protesica si intende la branca della chirurgia ortopedica che si occupa della sostituzione totale o parziale delle articolazioni con protesi di materiali metallici e non, particolarmente resistenti all’usura, che permettono al paziente di ridurre notevolmente la sintomatologia dolorosa post-traumatica o legata all’invecchiamento delle articolazioni e recuperare la funzionalità articolare.

L’attività di chirurgia protesica oggigiorno è diventata strumento di cura indispensabile soprattutto per il trattamento delle patologie artrosiche dell’anca, del ginocchio e della spalla.
In presenza di artrosi delle maggiori articolazioni l’impianto di protesi permette di curare le malattie degenerative articolari, con risultati eccellenti.

Grazie all’evoluzione delle tecniche e dei materiali utilizzati, l’impianto di protesi consente di ottenere un risultato duraturo togliendo il dolore e restituendo mobilità e funzionalità normali all’articolazione. In una persona giovane e attiva, una protesi può riportare la persona a praticare attività fisica con regolarità, a livello amatoriale e non.

Di seguito sono elencati gli interventi di chirurgia protesica più frequentemente realizzati dal Dott. Palumbo.

Chirurgia protesica della spalla: protesi di spalla

Le cause principali di un intervento di protesi di spalla sono varie, la più frequente è l’artrosi e le artropatie degenerative che comportano, rispetto alla spalla normale, la perdita delle cartilagini di rivestimento e dei tendini con conseguente scomparsa dello spazio articolare tra omero e scapola, la deformazione delle superfici articolari e la formazione di escrescenze ossee dette osteofiti.
Ciò può avvenire spontaneamente con l’invecchiamento o essere favorito e/o condizionato da danni precedenti all’articolazione, ad esempio traumi severi o ripetute lussazioni di spalla.
Vi è la giusta indicazione alla scelta di una chirurgia protesica quando il dolore è intenso e costante, scarsamente controllabile e porta ad una perdita importante dei movimenti della spalla, per cui il paziente non è più in grado di utilizzare il braccio e la mano omolaterale con conseguente grave inabilità.

L’intervento di protesica di spalla ormai è standardizzato: con una piccola incisione di 7-8 cm si impianta la protesi “su misura” e già dal giorno successivo si inizia la riabilitazione. Si indossa un reggi braccio di protezione per 3/4 settimane. Il ritorno allo svolgimento delle attività quotidiane (cucinare, pettinarsi, guidare, ecc.) si ha entro 6/8 settimane. La riabilitazione ed il recupero funzionale può durare per 3-4 mesi.

La chirurgia protesica dell'anca – protesi di anca

L’intervento chirurgico di innesto dell’impianto protesico di anca si pratica al paziente per ridurre la sintomatologia dolorosa, per il recupero della mobilità e la funzionalità degli arti inferiori e, in caso di pazienti giovani, per restituire la possibilità di effettuare di nuovo attività sportive.

Le cause principali che possono portare alla necessità di un impianto di protesi d’anca sono le malattie degenerative, le fratture o la displasia congenita.

L’intervento di chirurgia protesica viene effettuato in collaborazione con un’equipe di personale specializzato e competente in materia.
In particolar modo l’anca ha bisogno di un impianto artificiale la cui superficie, per permettere un facile scorrimento, è rivestita di metallo, ceramica o polietilene, queste ultime particolarmente indicate nei pazienti allergici.

Dopo aver riscontrato che la terapia farmacologica non ha conseguito nessun tipo di risultato, viene effettuata un’accurata diagnosi attraverso un accertamento approfondito mediante RMN o TAC.

In base alla progressione dell’artrosi si potrà effettuare un trattamento infiltrativo con acido ialuronico o cellule staminali da sangue periferico (PRP) o da tessuto adiposo con prelievo del grasso addominale, tecniche di ultima generazione per rallentare la progressione e creare una “toppa” nelle zone più usurate.
All’atto chirurgico al paziente verrà praticata un’incisione di pochi centimetri, eseguendo poi una via d’accesso che può essere tradizionale o di tipo mini-invasivo, divaricando poi la muscolatura e procedendo all’innesto dell’impianto, che va a sostituire la testa o il collo del femore, o la parte cotiloidea dell’anca.

Dopo l’intervento e una degenza ospedaliera di circa una settimana, si procede poi alla terapia riabilitativa in una struttura specializzata per altre 2/3 settimane. Il paziente viene messo in piedi già dal giorno successivo con inizio immediato della fisioterapia con alcune accortezze (evitare sedute troppo basse). Già dopo 1 mese si è autonomi. Si può riprendere a guidare dopo circa 6 settimane, mentre per una deambulazione normale con passeggiata bisogna attendere tra le 6/8 settimane.

Chirurgia protesica del ginocchio: protesi ginocchio

Se il ginocchio è gravemente danneggiato dall’osteoartrosi, da un trauma, dall’artrite reumatoide, se si è impossibilitati a salire e scendere le scale, fino a giungere nei casi più gravi, all’inabilità, è opportuno rivolgersi a chirurghi ortopedici che, con scrupolosità ed efficienza, procedono alla diagnosi della patologia e decidono, dopo accurati accertamenti, se è necessario praticare un intervento chirurgico di impianto protesico.

Sostituire parte del ginocchio con le innovative protesi in metallo, polietilene o ceramica, quando la sola fisioterapia, la cura farmacologica o le infiltrazioni al ginocchio, non hanno dato nessun tipo di risultato soddisfacente, permette di eliminare il dolore al ginocchio, correggere le deformità
ossee e ritornare a una normale attività di vita quotidiana.

La chirurgia protesica al ginocchio si avvale di impianti artificiali che vanno a sostituire le superfici ossee.

Durante l’intervento si va ad eliminare la superficie di cartilagine e una piccola quantità di ossa danneggiate e si procede al posizionamento delle protesi, componenti metalliche che ricreano la superficie ossea al di sopra della tibia e all’estremità inferiore del femore.

Dopo l’intervento chirurgico e la successiva degenza in ospedale di circa una settimana dove verrà utilizzato un macchinario per la ginnastica passiva e una prima fisioterapia con personale specializzato, per prevenire le rigidità articolari, ridurre il gonfiore e migliorare la circolazione sanguigna si procederà al Progetto Riabilitativo Individuale P.R.I.. Il paziente viene messo in piedi già dal giorno successivo con inizio immediato della fisioterapia seguendo ovviamente alcune accortezze. Già dopo 1 mese si è autonomi. Si può riprendere a guidare dopo circa 6 settimane, mentre per una deambulazione normale con passeggiata bisogna attendere tra le 6/8 settimane.